Myca stiamo scherzando! – Atto II

Dove un teutone e un hidalgo, dopo grandi sforzi, rimettono al centro la palla, e il grande turbamento che ne consegue dall’altra parte dell’oceano.

I mesi successivi furono difficili e pieni di pensieri. Nel mondo, alcuni applaudivano alla presunta illuminazione sugli effetti con cui MYC agisce sul genoma, mentre altri continuavano a scuotere la testa: “ma come è possibile? Per decenni abbiamo dimostrato che esistono geni repressi da MYC, seppur rispetto alla media cellulare, formano ontologie coerenti, insomma servono a qualcosa! E qui si dice che il nostro amato è invece completamente aspecifico, che si dona a tutti senza ritegno, e alza l’espressione (assoluta) di ogni gene! E tutte queste evidenze, accumulate in più di vent’anni, dove le mettiamo? Insomma, la scienza, anche quando nuovi concetti rivoluzionari invadono un campo, dovrebbe inglobare tutti i risultati accumulati nel passato!”

Bruno l’hidalgo sin tierra e Martino di Renania si misero alacremente al lavoro: avevano un sospetto e nel giro di poco più di un anno (che per la ricerca scientifica è un tempo molto breve) pubblicarono due lavori, anch’essi back-to-back (cioè uno dopo l’altro) su una delle riviste più prestigiose del mondo: l’albionica Nature.

Bruno scriveva: “lei non ha tutti i torti, signor duca Riccardo I: è vero che MYC, nelle alte concentrazioni che si riscontrano, per esempio, nei tumori, va a salutare tutti i geni accessibili. Anzi! Ci sono un sacco di marcatori che ci dicono che l’accessibilità non cambia, quindi sì, in una certa misura è aspecifico. Ma, con tutto il rispetto, il programma di regolazione è molto specifico! Guardi, guardi! Qui nel nostro sistema, abbiamo un MYC inattivo, poi lo riattiviamo tutto in un colpo e l’espressione dei geni non cresce indiscriminatamente! Né in assoluto né rispetto alla media!”.

Martino chiosava: “E’ vero! MYC può anche spegnere i geni, non solo amplificarli! Ma lo può fare solo insieme alla proteina da me amata, che si chiama Miz1. Insomma, l’amplificazione non esiste. O forse sì, ma solo a basse concentrazioni. E sicuramente Miz1 deve avere un ruolo importante.”

La notizia arrivò dall’altra parte dell’atlantico, sui tavoli del duca di Nuova Inghilterra e dell’archiatra di Marylandia e, si sa, i duchi possono essere permalosi. “Un dibattito scientifico! Ora mi divertirò a dimostrare a tutti che ho ragione” – esclamò Riccardo I nel suo castello – “organizzerò un convegno dove potremo finalmente guardarci in faccia e affrontarci in singolar tenzone”. Un editto arrivò quindi a tutti i cavalieri alla ricerca di MYC, con scritto: “Attenzione attenzione! Vi aspetto tutti a San Diego, nel reame della California, dal 7 al 10 di gennaio, per discutere sull’oggetto dei nostri desideri! E’ il vostro duca che vi chiama! Accorrete numerosi!”. E poi “Bruno! Davide! Martino! Voi tre parlerete insieme a me in una sessione speciale, da cui solo un’interpretazione ne uscirà viva”.

I nostri bravi accettarono la sfida con coraggio, ma non senza il timore che accompagna ogni sfida mortale. Per fortuna, mancavano ancora molti mesi al torneo.

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