Myca stiamo scherzando! – Atto IV

Dove si raccontano i preparativi per il torneo, le prime schermaglie e la battaglia finale, senza lesinare effetti speciali e grandi sorprese.

Bruno l’hidalgo sin tierra mobilitò tutti i suoi scudieri per il gran torneo su MYC nella città di San Diego e disse loro: “voglio che tutti i guerrieri disponibili vengano con me alla battaglia! Dall’ultimo soldato-studente ai colonnelli che ho cresciuto sotto le mie ali per più di due lustri, tutti devono contribuire alla pugna!”. Martino di Renania e Davide l’archiatra di Marylandia, sicuri di essere i vincitori, vennero soli o accompagnati da fanti male equipaggiati. Riccardo I il giovane, con grande sorpresa di tutti, si negò accampando altri importanti impegni da duca, e mandò il suo fido luogotenente Carletto.

E venne gennaio, e con esso il torneo. Una grande folla si radunò nel castello dedicato ad ospitare l’evento, e non mancarono banchetti, libagioni e intrattenimenti di ogni sorta. Si cominciò con le fasi preliminari, dove un vecchio saggio fece il punto della situazione su MYC e altri contendenti duellarono su aspetti minori. Stranamente, mancavano di spirito pugnace: sembrava che più che essere interessati ad affrontarsi e cercare il graal, molti scienziati fossero piuttosto propensi a raccontare la propria versione dei fatti, ignorando tutto ciò che la contraddiceva.

Il giorno precedente la sfida tra i quattro, ora diventati tre, gli eserciti si confrontarono per le prime schermaglie: nella scienza, come negli scacchi, sono i pedoni che attaccano per primi. Si affronatarono il poster di Riccardo, presentato dal fido Carletto, il poster di Davide, presentato da un’ineffabile fante del paese del Catai, e i molti poster dell’armata di Bruno. Di Martino, nessuna traccia. Piccoli manipoli di guerrieri attaccavano cercando errori e discutendo animatamente. Davide praticava la spietata tecnica dello struzzo, di cui era maestro: ripeteva alla nausea le sue idee ignorando quelle degli altri, anche quando i dati lo contraddicevano. “La vostra analisi non è corretta!” ripeteva, “dovete fare come dico io, senza soglie arbitrarie! Anzi, come dice Carletto. Andate al suo poster e fatevi spiegare”. Bruno cercò di farlo ragionare, poi, disperato, lo mollò ad una soldatessa pensando: “domani ti farò vedere io!”. Una truppa d’elite dell’hidalgo, formata da tre esperti in tutte le discipline di combattimento, attaccò quindi il poster di Carletto. “Sì sì, vedete, noi non usiamo soglie per determinare quali geni MYC va a trovare, li consideriamo tutti. Cioè, tutti quelli attivi.” “Ma come definite i geni attivi?” – chiesero i tre. “Beh, con un’altra soglia! Però noi poi fittiamo una funzione.” “E come la scegliete?” – lo incalzarono – “Beh ho chiesto ai miei amici fisici che mi hanno detto: prova questa, di solito funziona!”. “E il sistema del nostro articolo, in cui MYC va su tutti i geni accessibili ma non li amplifica, come lo spiegate?” “Ma forse una normalizzazione…” “No no, i dati sono già normalizzati!” “Forse allora i geni erano già espressi prima…” “No no, abbiamo misurato solo l’espressione negli ultimi 10 minuti” “allora… allora… Beh ma io volevo solo proporre qualche nuova idea nel campo!”. “Le nuove idee sono sempre le benvenute” dissero i tre “ma devono spiegare tutti i dati. Altrimenti, sono solo fonte di confusione.” E lasciarono Carletto a meditare.

Venne poi il giorno della tenzone finale. Parlò per primo Martino, che raccontò la sua visione delle cose: “MYC può essere un amplificatore, ma solo ad alte concentrazioni. E il mio amore, Miz1, è indispensabile per la repressione. Ora però vi parlerò di tutt’altro.” Bruno era perplesso e pensava tra se e se: “questo lo sapevo, caro teutone, c’è scritto nel tuo articolo! Ma i miei dati, le nostre conversazioni, le ignori?”. Toccò poi a Davide. Con ironia e metafore accattivanti, propose la sua versione dei fatti: “MYC è un amplificatore, ma non lineare, a causa dei feedback della rete di regolazione. Quindi! Alcuni geni verranno amplificati di più, altri di meno. Vedete? C’è scritto anche nei libri di ingegneria: si chiama funzione di trasferimento. È una magia potente, che mette a posto tutto e dimostra inconfutabilmente che ho ragione.” E passò a parlare d’altro. Bruno era ancora più perplesso: “ma come? Ma non eravamo qui per discutere su come capire il nostro graal? Perché ognuno presenta solo i suoi risultati e ignora quelli degli altri?”.

E finalmente, venne il suo turno. “In questo torneo, dovremmo discutere di come MYC regola l’espressione genetica, confrontando le due visioni proposte da me e dall’assente signor duca.” – iniziò – “Io qui però ho sentito solo versioni della storia già note. E perché ci saremmo presi la briga di venire qui allora? Io ora riassumerò le due interpretazioni proposte e farò parlare i dati. Da che mondo è mondo, un modello scientifico è valido solo se spiega tutti i dati precedentemente accumulati, più nuove osservazioni che non si riescono ad inserire nel modello precedente. Da qui, la nostra conoscenza di MYC, e della natura, può progredire. Pensate alla relatività generale di Alberto l’Arruffato! Certo non contraddiceva la teoria della gravità del vecchio Isacco d’Inghilterra. Oppure alla teoria della meccanica dei quanti! Forse che contraddiceva la mirabile meccanica del mondo macroscopico, su cui si basa ancor’oggi l’ingegneria? Al contrario! Queste teorie estendevano e non contraddicevano le precedenti. Qui abbiamo dei dati su cui siamo tutti d’accordo: l’invasione dei geni accessibili, l’amplificazione in termini assoluti. Ma finora voi avete fatto un errore: avete confrontato solo sistemi in cui le cellule sono molto diverse tra loro, come cellule normali e tumorali. Tante cose potrebbero essere successe! Ad alte concentrazioni, MYC potrebbe aver prima invaso i geni, attivato programmi di regolazione specifici, e infine fatto crescere le cellule, con la conseguente amplificazione di tutto. Io però ho un sistema in cui alzo MYC quando voglio e poi lo seguo nel tempo. Vedo l’invasione, ma non l’amplificazione, perché i tempi sono troppo stretti, quindi il modello di amplificazione diretta non può essere valido! E se qualcuno trova errori nel nostro modo di lavorare, accomodatevi, sono pronto ad ammettere i miei errori. Ma se nessuno si alza a ribattere io mi dichiaro vincitore della tenzone”. Dopo l’applauso di rito, ci fu silenzio in platea. Martino e Davide, che avevano confabulato tra loro mentre Bruno parlava, tacquero.

E fu così che l’hidalgo sin tierra fu chiamato l’hidalgo senza paura.

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