Nicaragua/1: Nica che?

Un paese sconosciuto

Chi ha avuto modo di frequentarmi negli ultimi tempi sa che il mio interesse per il mondo latino e’ stato catturato da uno staterello sconosciuto del centro America. Sicuramente, il nome non evoca alcun riferimento spaziale: la geografia degli stati “minori”, e in particolare quella del peduncolo tra i due continenti americani non ce la insegna nessuno. Per capire di cosa si parla, la cosa migliore e’, quindi, partire dai dati.

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Google maps ci dice che il Nicaragua e’ piccolo (circa un terzo dell’Italia) e sta un migliaio di km sopra all’equatore, stretto tra l’Oceano Pacifico e il mar dei Caraibi. Infatti la sua bandiera ha come estremi due bande azzurre. Gente logica.

Un paese affascinante

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Guardandolo piu’ da vicino, si scorge un lago immenso al suo centro. Questo bestione, grande piu’ di 20 volte il nostro Garda, si chiama, logicamente, lago Nicaragua. Nonostante il lago sia molto vicino al pacifico, il rio san Juan ne scarica l’acqua verso l’altro oceano: i pirati dei caraibi risalvano il fiume e attaccavano le citta’ sul lago. Pero’. I pirati fluviali mi mancavano, e la logica ha gia’ ceduto il campo al in realismo magico. Prima del canale di Panama, le navi arrivavano al lago risalendo il fiume, impacchettavano le loro merci su muli che le portavano al pacifico, dove altre imbarcazioni le raccoglievano. Il primo canale l’hanno pensato proprio qui, e’ piu’ breve, ma il progetto venne abbandonato, ufficialmente per la sismicita’ della zona, anche se ora i cinesi premono per scavarlo di nuovo.

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La cartina politica e’ asimmetrica: la capitale, le citta’ e le strade stanno tutte verso il Pacifico. Verso l’Atlantico, province diventano enormi, segno universale di aree spopolate. Anche le strade sembrano assenti, soprattutto, lungo la costa. Per forza. Piu’ di meta’ del paese e’ un’immensa giungla/foresta/palude, vuota, con alcune e minoranze indigene che vivono in maniera tradizionale e una comunita’ di neri anglofoni, portati come schiavi qualche secolo fa.

Un paese difficile (anche da raggiungere)

Ma come mai questa miniera d’oro, dove appena gratto luccicano fatti succosi, e’ praticamente sconosciuta? Beh, e’ pur sempre il secondo stato piu’ povero d’America, sconquassato da una recente rivoluzione (parola chiave: sandinismo) che si e’ scontrata con una forte nostalgia della dittatura (parola chiave: contras). Aggiungete un paio di terremoti che hanno distrutto la capitale negli ultimi decenni e numerose eruzioni: non e’ poi cosi’ strano che sta gente avesse altro a cui pensare che non coccolare turisti ricchi e viziati. Di riflesso, arrivarci non e’ facile, e bisogna affrontare un volo aereo lungo, scomodo e molto caro. Ma ora la situazione politica e’ stabile, il Nicaragua e’ (quasi ovunque) sicuro e sta piano piano risollevandosi dal suo passato burrascoso. I turisti non dovrebbero ancora averlo invaso.

Un paese che ti chiama

Volevo portare qui un viaggio di Vagabondo e ho passato molto tempo a documentarmi, leggere libri, guardare film e studiare blog. Poi il viaggio e’ stato annullato, ma io mi ero gia’ innamorato, quindi ci vado da solo. Prendendo spunto dall’itinerario descritto qui, divido anch’io il viaggio in tre parti: la terra, l’acqua dolce e il mare. Peccato che i collegamenti, specialmente quelli acquatici, siano estremamente aleatori, rendendo il mio piano soltanto un canovaccio: so dove vorrei andare ma non so se ci riusciro’ perche’ da qui le informazioni sono introvabili. E vi diro’, questo elemento aleatorio che manca completamente nel nostro mondo occidentale mi piace, e mi fa sentire molto latino.

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